Dandelion

Dandelion Chocolate

[English version below]

Cara Jou,

Ricordo come fosse ieri quando, in una delle tue lettere, mi hai parlato di Dandelion Chocolate. In quel periodo vivevi negli Stati Uniti, decantavi fantastici lemon curd e piatti super healthy nonché questa “fabbrica di cioccolato” in Valencia Street.

Così, per iniziare la nostra serie di interviste americane non potevo che non iniziare da Dandelion, il primo cioccolato che ci ha virtualmente unite ma anche uno dei simboli del Rinascimento americano: Dandelion infatti è stato uno dei primi produttori bean to bar negli Stati Uniti e ha contribuito a scrivere la storia del movimento di rinascita del cioccolato non solo in patria ma anche all’estero, divenendo uno dei punti di riferimento per tanti appassionati e un modello per altrettanti aspiranti chocolate makers.

La storia di Dandelion è quella del sogno americano che diventa realtà con una combinazione di buoni ingredienti: Silicon Valley + esperimenti da garage + due brillanti e appassionati ragazzi (provenienti dal mondo informatico, guarda caso). Il risultato è un successo immediato, Dandelion diventa un punto di riferimento, la loro storia riempie i giornali (online si trovano moltissime interviste) e nel mondo del cioccolato bean to bar si crea una sorta di mito attorno a questi due ragazzi californiani.

Nemmeno io sono rimasta immune dalla loro fama, ma la cosa più sorprendente per me, è stata quella di scoprire che sono un libro aperto circa le loro tecniche di produzione e l’approvvigionamento delle materie prime. In Italia, si sa, il bean to bar non è molto conosciuto, tutto quello che riguarda la produzione del cioccolato è sempre stato avvolto nel mistero e almeno fino a poco tempo fa, trovare informazioni online era cosa ardua. Il sito di Dandelion, e il loro blog, è stato per me una grandissima fonte di informazioni e mi ha aiutato a capire tanti aspetti della produzione di cioccolato. Così non sono rimasta affatto sorpresa quando ho saputo che nel 2017 uscirà anche un loro libro, la condivisione è la loro filosofia!

Ecco che la mia prima domanda a Dandelion non poteva non riguardare il loro libro e il suo ruolo nella cultura bean to bar. Che cosa vi ha spinto a scriverlo? Volevate raggiungere un pubblico più vasto? Quali informazioni troveremo in più rispetto al blog?

Abbiamo deciso di scrivere un libro perché ne sentivamo la necessità. Sarà diviso in tre parti: la prima riguarda il modo in cui selezioniamo le nostre materie prime, in particolare le ottime fave di cacao. Poi c’è la parte su come produrre il cioccolato da zero a casa propria e infine per coloro che amano cucinare, le ricette della nostra fantastica pasticciera Lisa Vega. Sarà molto più completo  di qualsiasi nostro post sul blog.

Quanto tempo necessita la creazione di una nuova ricetta? Ce ne sono di nuove in lavorazione? Un particolare tipo di fave su cui vi piacerebbe sperimentare per qualche ricetta?

Lo sviluppo di una ricetta varia molto: ad esempio recentemente abbiamo fatto una torta al cioccolato per cui sono stati necessari mesi di sperimentazione. Siamo fortunati a poter lavorare con del cioccolato eccezionale, quindi no, nessuna fava in particolare su cui voler sperimentare, ne abbiamo già delle ottime.

In relazione alla domanda precedente, avete una varietà di fave prediletta?

Nessuna, ciascuna è unica.

Il vostro cioccolato è fatto solo con due ingredienti. Come mai questa scelta?

Produciamo il cioccolato partendo dalle migliori fave che possiamo trovare, quindi aggiungendo soltanto zucchero (niente burro di cacao, vaniglia o altro che possa mascherane il gusto) lasciamo che a parlare sia la fava in sé.

Quale delle vostre tavolette consigliereste a un neofita?

Probabilmente il Mantuano, Venezuela, 70% il più accessibile e “cioccolatoso”.

Come vedete l’evoluzione del movimento bean to bar e qual’è la la vostra speranza per il futuro del fine chocolate?

Quando abbiamo iniziato, nel 2010 ci saranno stati una quindicina di produttori che facevano bean to bar negli Stati Uniti mentre ora siamo a quota 150-200! Siamo in un momento di grande fermento in questo settore. La nostra speranza è quella di trovare sempre più produttori ovunque, è bellissimo che ci siano così tanti bean to bar in giro e abbiamo la sensazione che sia solo l’inizio.

Il cioccolato si abbina bene con diversi cibi e bevande: frutta, caffè, whisky, sakè, tè… Quale abbinamento consigliereste con il vostro cioccolato? Avete degli abbinamenti preferiti?

è una scelta davvero personale, il cioccolato si abbina a qualsiasi cosa!

Da meno di un anno avete aperto un laboratorio-caffetteria anche in Giappone. Nessun progetto a breve per l’Italia? Sarebbe fantastico…

Il nostro cioccolato è sempre stato molto popolare in Giappone e quando c’è stata l’opportunità di aprire a Tokyo con il nostro partner Seiji, abbiamo colto l’occasione al volo. Nessun programma per l’Italia ancora…ora stiamo costruendo un nuovo laboratorio a pochi isolati dalla sede di Valencia Street e siamo molto concentrati ad avviarlo, speriamo nei prossimi sei mesi.

Grazie Jennifer!

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Dandelion

Photo: Facebook Dandelion Chocolate

Dear Jou,

I remember it like it was yesterday when you wrote about Dandelion Chocolate in one of your letters. You were living in the United States at the time, and among ultra-healthy food at Whole Foods and American delicacies, you also mentioned this chocolate factory in Valencia Street.

To launch our American series of interviews, Dandelion is the obvious choice: both on a personal level, as it is the first chocolate maker we discussed, and as a symbol of the chocolate “Renaissance” in the US. Dandelion is one of the first bean to bar American producers who contributed to the history of the chocolate “revolution” not only in the United States but also worldwide, becoming a point of reference for choco-lovers and a model for many aspirant chocolate makers.

The story of Dandelion chocolate is the story of the American dream becoming real with just a few ingredients: Silicon Valley + garage experimentation + two brilliant passionate guys (working in IT, what a coincidence!). The result was immediately a success and Dandelion became a reference and somehow of a myth in the chocolate making industry. (You can read about their story online in numerous interviews).

After learning about Dandelion, I was surprised about how open they are about all of the stages and aspects of their production. In Italy, where bean to bar is not yet well known, the making of chocolate often appears as a mystery and it is difficult to find information about it online. So Dandelion’s website and blog became an enormous source of information for me, and helped me understand the making of bean to bar chocolate. I can’t wait for their 2017 book to be published, where they promise to release all of the secrets of their craft. Openness seems to be their philosophy!

Thus, my first question to Dandelion concerns their book and its role in their mission in the bean to bar culture. What is the reason that pushed you to write this book? Is it to reach a wider public? Which information about your craft will we find in the book that we don’t find on your blog?

We decided to write a book that we felt wasn’t already written. It’s going to be divided into three parts: our sourcing practices and what it takes to buy great beans, how to make your own chocolate at home and for home cooks, recipes from our amazing pastry chef, Lisa Vega.  It will be more comprehensive than any of our blog posts.

How long does it take to develop a new recipe? Are there any new recipes you are working on at the moment? Is there a particular kind of beans that you would like to use in a recipe but couldn’t get hold of?

Recipe development varies – for example, we recently produced a chocolate cake which took months to develop.  We’re fortunate to have amazing chocolate to work with so, no, we don’t lack unique and delicious beans to work with.

And relatedly, what is your favorite variety of cocoa bean to work with?

No favorite – each is unique.

Your bars are made with 2 ingredients only. Why did you make this choice?

We make chocolate with the best beans we can find so by adding only sugar to the bean, you get to taste the bean with nothing masking the flavor, such as cocoa butter, vanilla etc. You taste the bean and that’s it!

Which of your bars would you suggest to a neophyte to try first?

Probably the Mantuano, Venezuela, 70% as it’s the most accessible and “chocolatey”.

How do you see the evolution of the craft chocolate movement and what is your hope for the future of Fine chocolate?

When we started in 2010 there were maybe 15 or so bean to bar chocolate makers in the US – now there are close to 150 – 200!  It’s such an exciting time for our industry right now. Our hope is that you can find a bean to bar maker on every corner!  Seriously though, we love that there are so many makers out there and we feel like it’s just the beginning.

Chocolate pairs well with many kinds of food and drinks: fruits, coffee, whisky, sake, tea, etc. What pairings would you suggest with your chocolate? What are your favorite pairings?

It’s such a personal choice – chocolate goes with everything!

You opened a factory in Japan. How did it happen and why? Do you plan to open a factory in Italy anytime soon? (This would be wonderful!)

Our chocolate has always been popular in Japan and when an opportunity arose to open in Tokyo with our partner, Seiji, we jumped at it.  No plans for Italy just yet….we’re currently building a new factory a few blocks from our current Valencia Street location so we’re very focused getting that up and running – hopefully in the next six months.

 

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