Color is the new black (50 sfumature di marrone)

Da appassionata di colori, era da tempo che meditavo un articolo in merito. Ma credo che non l’avrei mai scritto se non avessi avvertito che il colore nel cioccolato stava diventando un trend.

Senza entrare in dissertazioni sociologiche o ancora psicologiche e semantiche, il colore è indubbiamente un aspetto tanto sottovalutato quanto intrinsecamente legato ad ogni ambito della vita quotidiana*, cibo compreso.

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L’immaginario del cioccolato è quanto di più lontano all’universo dei colori, o quantomeno è relegato all’unicità, al marrone ridondante. Libri e social che parlano di cioccolato sono, nella maggioranza dei casi, monocolore. Inevitabile direte voi, nonostante il mondo del cacao sia un’esplosione di ricchezza e diversità cromatica, il prodotto finito è sempre marrone. Le sfumature però sono molteplici. A seconda del tipo di fava e di lavorazione, il marrone si tinge di rosso con nuances che vanno dall’ocra al bordeaux (ad esempio nei Criollo) mentre sconfina nel nero nelle percentuali più spinte e nelle tostature marcate. O ancora, il  nero di claim famosi (Nero Perugina) spesso associati a universi dorati dove l’oro corrisponde al lusso, il lusso del cioccolato. Basta aggiungere lo zucchero a fine lavorazione, come nel cioccolato di Modica, che il colore sembra sbiadire per effetto del bianco puntato, o ancora per altri aspetti, assumere dei toni più caldi, di caramello (penso a un Madagascar di Chocolate Tree assaggiato qualche anno fa, un 70% il cui colore ricordava un cioccolato al latte).

A vivacizzare ancor più il repertorio visivo del cioccolato, vi sono poi fenomeni intrinsechi alla chimica delle sue molecole come l’affioramento del burro di cacao e dello zucchero capaci, talvolta, di regalare reminiscenze artistiche che ci rendono meno amara la consapevolezza di aver perduto una tavoletta. Vi state chiedendo cosa intendo con “perduto”? Intendo che se la tavoletta non è ben conservata sarà difficile apprezzarne gli aromi in degustazione, ma si potrà comunque temperare nuovamente o utilizzare in cucina.

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Chocolate Bloom –  Instagram @violetskychocolate

Il legame tra colore e cioccolato è notoriamente legato all’abbinamento con un’origine, un aroma o una qualsiasi altra caratteristica che distingue una tavoletta da un’altra. Ma oltre ad essere marcatore di differenze a livello di packaging, il linguaggio del colore, nel cioccolato, non si esaurisce a livello di comunicazione e marketing.

C’è la materia prima, il cacao, e il suo habitat verde (perché cresce in territori umidi) con fiori e frutti che contribuiscono a creare una tavolozza di sfumature delle più diverse, un universo visivo spesso dimenticato nel linguaggio pubblicitario dei grandi marchi ma sempre più presente nei concept dei piccoli artigiani del cioccolato.

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Le cabosse sono un’esplosione di colori accesi, proprio come i frutti tropicali e così i semi si tingono di bianco, rosa e viola a seconda del tipo di varietà assumendo poi diverse gradazioni di marrone in base alla fermentazione.

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Solo in parte legato alle tonalità di marrone, il trend del colore nel cioccolato nasce dai cioccolati bianchi aromatizzati. In principio era il tè matcha, la tavoletta verde che ha spopolato tra i consumatori facendo capitolare anche i cioccolatieri più tradizionalisti.

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A questa si sono poi aggiunte le tavolette gialle, rosa e beige in un’ampia palette cromatica. Tralasciando la moda dei colori artificiali nelle praline, queste tavolette hanno aperto la strada a un nuovo segmento di mercato, grazie all’utilizzo di aromi naturali (spezie e frutta essiccata) che hanno dato nuova linfa al concetto di cioccolato bianco portando una più ampia riflessione sul tema. A tal proposito vi consiglio di leggere l’articolo di Foodensity a riguardo e l’intervista a Xocolla Chocolate.

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Natural colors vs Artificial colors

Tornando al colore, non credo di sbagliare affermando che, per alcuni, sia uno dei primi fattori a guidare nella scelta. Ognuno ha le sue preferenze ed è naturalmente portato a propendere per alcune tinte piuttosto che altre. Una tavoletta rosa, indipendentemente dal fatto che si ami o meno il lampone o la fragola, attirerà più facilmente un feticista del rosa che non un suo detrattore. C’è poi un terzo fattore, se vogliamo più trascendentale o new age: per alcuni mangiare “un colore” piuttosto che un altro può essere terapeutico (avete mai sentito parlare dei colour coach, dei bagni di colore o più in generale delle terapie del colore?). Ecco potrebbe essere curativo, al pari di indossare un cappotto rosso.

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Per chi fosse un po’ scettico a riguardo, o semplicemente un non amante del genere bianco aromatizzato, il classico “marrone” è già un buon inizio. Guardate questa foto.

Barcacao

Foto Instagram @barcacao

Da oggi avrete un motivo in più per amare il cioccolato e guardarlo con occhi (e sfumature) diverse.

Che arcobaleno sia!

 

*basti pensare agli stereotipi di genere (rosa=femmina, blu=maschio), all’importanza dei colori nei luoghi pubblici, negli ospedali, nelle vesti e in generale al significato di ciascuno colore nelle varie culture, senza entrare nei banali “verde=speranza” o “bianco=lutto in Cina.”

 

Articoli e approfondimenti sulla tematica dei colori

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2015/mar/12/the-invention-of-the-colour-purple

http://www.smithsonianmag.com/arts-culture/when-did-girls-start-wearing-pink-1370097/

http://www.ledonline.it/leitmotiv/Allegati/leitmotiv010114.pdf

http://www.homolaicus.com/linguaggi/teoria-colori.htm

 

3 pensieri su “Color is the new black (50 sfumature di marrone)

  1. Antonella Tromba ha detto:

    Riflessioni indovinatissime sui nuovi trend del “nuovo bianco” come il vero “new black”.
    Ciò dovrebbe permettere a chi consuma esclusivamente cioccolato scuro di diversificare il proprio palato, quando la qualità non è mai un compromesso.

    P.S. Onoratissima per la menzione dei miei articoli sul cioccolato bianco! 🙂

    Mi piace

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