Rukét Chocolate

Se c’è una cosa che tutti gli appassionati di cioccolato artigianale dovrebbero tenere in mente è che, al di là dei gusti personali, non bisogna fermarsi al primo assaggio. Le cose cambiano, i gusti evolvono e così fanno anche i prodotti (e i produttori). Ricredersi è bello, quando lo si sa riconoscere.

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Così è stato per Rukét. Avevo assaggiato tutte le loro tavolette quando si chiamavano ancora “Cioccolato per passione” e producevano cioccolato in modo rudimentale, principalmente per la loro gelateria a Sant’Agostino, Il teatro del gelato. Nonostante le prime tavolette della loro carriera non mi avessero convinto, ho comunque continuato a seguire l’evoluzione del loro viaggio nel mondo del cioccolato vedendo quanta ricerca, determinazione e passione ci fosse nel loro lavoro. Ho assistito alla nascita di Rukét e ai primi commenti positivi. Anche solo seguendoli sui social o sbirciando nel loro sito, ho avuto l’impressione di trovarmi davanti agli eredi del movimento bean to bar americano in Italia. Ne ho avuto la certezza quando li ho conosciuti di persona e ho apprezzato il loro essere controcorrente, la loro filosofia ancora pura e senza compromessi.

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La passione di Alessandro Cesari e Marco Gruppioni per il cioccolato nasce da una passione più ampia, quella per la ricerca delle materie prime migliori per realizzare un prodotto unico, genuino e a suo modo semplice, di quella semplicità che racchiude però una grande complessità tecnica. Oltre alla passione poi, c’è la competenza che può essere talento quando si parte da una formazione per lo più autodidatta. Passione, semplicità e artigianalità: la loro è un’artigianalità estrema, come pochi ancora osano; che sia il mascarpone, la pasta di frutta secca, il caramello o il cioccolato, si parte dalla materia prima. Hanno scelto la strada più bella, ma anche la più difficile e incompresa. Così per il cioccolato: che piaccia o meno bisogna riconoscergli il merito di come selezionano le fave (chapeau!) ma anche della ricerca sulle tostature e sui profili aromatici. E poi un concetto di utilizzo del cacao a 360° perché “del cacao non si butta via niente”. Alessandro ci racconta di come, quello che viene considerato scarto (le bucce delle fave) possa prestarsi a molteplici usi, da quello foraggero per gli animali al semplice concime fino ad un uso alimentare alternativo, dalle infusioni (tè caldi e freddi) alle inclusioni nei lievitati (pane, pizza…). Un nuovo trend che si sta diffondendo tra i chocolate makers e che connette tra loro i produttori più diversi, favorendo lo scambio in un’ottica ecosostenibile.  Che il Rinascimento del cioccolato italiano passi anche da qui? Noi speriamo di sì e auguriamo loro il successo che meritano.

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Pane con le bucce delle fave Instagram @ruket_chocolate @marsala18

Vi lascio all’intervista e a una serie di abbinamenti che Marco e Alessandro propongono con i loro cioccolati. Per conoscere più a fondo la loro storia invece, date un’occhiata a questo video di Nicola Trazzi e ovviamente al loro sito internet!

Gli abbinamenti di Rukét

Cioccolato Haiti 75% + Birra Cream Stout

Cioccolato Honduras 72%/ + Vini Primitivo, Cannonau, Grenache e Nero d’Avola

Cioccolato Tanzania 72% + Rum Bally

Cioccolato Nicaragua 70% + Sakè naturale

Cioccolato Vietnam 78% + Vino Pinot nero dello Jura francese

Cioccolato Bianco + Vermouth bianco

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